Immaginate di commissionare la ristrutturazione energetica di una scuola e pagare l'impresa non in base ai lavori fatti o ai materiali usati, ma solo quando la bolletta del gas segna almeno il 30% in meno rispetto all'anno precedente. Questa è la logica dei FNLC (finanziamenti non collegati ai costi): il contributo pubblico non rimborsa quello che hai speso, ma riconosce il risultato che hai ottenuto.
Fino a oggi questo criterio era più un'aspirazione che una pratica diffusa. Un recente studio commissionato dalla DG REGIO della Commissione Europea - suggerisce però che siamo più vicini di quanto si pensi. La ricerca è stata condotta da t33 — oggi parte del gruppo OpenEconomics — insieme a CSIL e Spatial Foresight e pubblicata nel settembre 2025.
Cosa sono gli FNLC in sintesi?
Gli FNLC (financing not linked to costs o finanziamenti non collegati ai costi) sono una forma di contributo dell’Unione Europea in cui i pagamenti non rimborsano i costi sostenuti, ma dipendono dal raggiungimento di condizioni o risultati prestabiliti. Gli importi e le condizioni (target e milestones) vengono fissati ex ante e verificati solo in base alle performance, senza controllo delle singole fatture dei costi reali.
43 indicatori pronti per i FNLC
Lo studio ha analizzato 204 programmi FESR e Fondo di Coesione 2021–2027, valutando tutti gli indicatori comuni usati dagli Stati Membri per misurare output e risultati. Dall'incrocio di frequenza, rilevanza e coerenza emerge un sottoinsieme di 43 indicatori comuni, sia di output sia di risultato, sufficientemente robusti, omogenei e ben documentati per essere usati come condizioni di pagamento in un sistema FNLC. Il sistema FESR/FC dispone già di una base metodologica solida: indicatori standardizzati, definiti per regolamento, applicabili in modo uniforme in tutti gli stati dell’Unione. È esattamente quello che manca all'RRF (Recovery and Resilience Facility), il cui sistema di milestones e target è negoziato su misura per ogni paese e non consente aggregazioni a livello europeo. Non a caso la Corte dei conti europea ha mosso critiche proprio alla scarsa comparabilità del monitoraggio del RRF. Lo studio commissionato dalla DG Regio dimostra che il 90% degli indicatori FESR/FC esaminati risponde già a quei rilievi, offrendo garanzie di robustezza e verificabilità che il sistema RRF non ha. Sul fronte della copertura, il numero di indicatori usati per programma varia da 13 (Lussemburgo) a 325 (Slovacchia), mentre l'Italia si posiziona nella fascia medio-alta a 94 indicatori per programma.

Come funziona in pratica: due esempi
Lo studio non si ferma alla teoria. Per ogni tipo di intervento costruisce una mappa operativa chiamata Investment Action Matrix che indica quale indicatore usare in ciascuna fase: quando il progetto è avviato, quando l'intervento è completato, e quando il risultato è misurabile. Il pagamento scatta solo all'ultima casella.
Due esempi concreti:
• Efficienza energetica negli edifici pubblici (32 miliardi di euro allocati a livello europeo sotto l'obiettivo specifico sull'efficienza energetica nel ciclo 2021-2027): si parte dall'approvazione del progetto, si conta il numero di edifici ristrutturati, e si misura la riduzione effettiva dei consumi energetici. Il pagamento scatta solo quando il contatore segna meno. Il punto critico è il tempo: quanto si aspetta prima di misurare il risparmio? Questa regola va scritta prima dell'intervento, non dopo.
• Supporto alle PMI e creazione di lavoro (37 miliardi di euro allocati a livello europeo sotto l'obiettivo specifico della crescita e competitività delle PMI nel ciclo 2021-2027): l'output è il numero di imprese finanziate, il risultato sono i posti di lavoro creati e le innovazioni introdotte. La difficoltà è che "imprese finanziate" è un indicatore molto generico: finanziare una microimpresa artigiana o una start-up tecnologica sono cose radicalmente diverse, ma entrambe finiscono nello stesso contatore. Fissare un valore di pagamento stabile ed equo diventa complicato.
Cosa manca ancora
Se gli strumenti ci sono, perché gli indicatori della Coesione non vengono ancora usati per gli FNLC? Lo studio identifica tre ostacoli concreti.
Il primo è la troppa eterogeneità: lo stesso indicatore copre interventi molto diversi tra loro, e fissare un valore di pagamento equo e comparabile diventa quasi impossibile. Il secondo è la complessità della misurazione dei risultati: tracciare gli effetti a medio termine richiede sistemi di raccolta dati post-intervento e verifiche indipendenti che molte Autorità di Gestione non hanno ancora. Il terzo è un problema di scala: alcuni indicatori misurano aggregati — come "imprese supportate" — che non si prestano a essere scomposti fino al singolo beneficiario, rendendo difficile applicare la logica FNLC fino in fondo alla catena.
La soluzione indicata dallo studio è combinare sempre i tre livelli - processo, output, risultato - per distribuire il rischio tra tutti gli attori coinvolti, anziché scaricarlo su uno solo.
Cosa si può fare nella programmazione 2021 – 2027?
L'Italia ha una base solida, ma deve fare tre mosse concrete: primo, usare la mole di dati già prodotta dal PNRR e dalla Politica di Coesione su scuole e ospedali come punto di partenza per schemi FNLC sull'efficienza energetica; secondo, anche in questa fase finale della programmazione 2021 - 2027, testare e sperimentare l'utilizzo degli FNLC. Le autorità di gestione potrebbero utilizzare gli indicatori comuni già come target e milestone nei Programmi regionali o nazionali anche per accelerare della spesa; terzo, investire sulle capacità amministrative e sulla governance dei dati, perché il problema non è avere gli indicatori, ma raccoglierli, verificarli e collegarli ai pagamenti in tempo utile.
Una ricerca che viene dall'interno
Questo studio è nato dall'esperienza di t33, oggi parte del gruppo OpenEconomics, accumulata in anni di valutazione e monitoraggio delle politiche di coesione europee. Non è un'analisi fatta dall'esterno del sistema: è il risultato di un lavoro quotidiano a contatto con programmi, dati e Autorità di Gestione in tutta Europa.












