GLI OBIETTIVI
Misurare se il sistema è pronto al salto
I fondi strutturali europei stanno cambiando passo. Il modello tradizionale, fondato sul rimborso delle spese documentate, lascia progressivamente spazio a un approccio basato sui risultati: pagare non per quello che si è speso, ma per quello che si è ottenuto. Questa logica, definita nei regolamenti UE come "finanziamento non collegato ai costi" (FNLC), ha bisogno di indicatori robusti, misurabili e verificabili per funzionare.
La Commissione europea (DG REGIO) ha incaricato t33 — oggi parte del gruppo OpenEconomics — di rispondere a una domanda precisa: gli indicatori comuni già usati da 204 programmi FESR e Fondo di Coesione 2021–2027 sono adatti a diventare condizione di pagamento in un sistema FNLC?
LA SOLUZIONE
Un'analisi in quattro fasi su 204 programmi
Lo studio ha sviluppato una metodologia articolata in quattro fasi sequenziali:
- Analisi quantitativa: la valutazione di tutti gli indicatori comuni FESR/FC su frequenza (quante volte usati), rilevanza (a quali allocazioni finanziarie sono associati) e coerenza (se programmi con allocazioni simili fissano target simili);
- Analisi qualitativa: un esame approfondito di 43 categorie di indicatori selezionate e revisione di 35 documenti metodologici Art. 17 CPR, per verificare coerenza con le definizioni della Commissione e omogeneità nell'applicazione tra programmi e paesi;
- Analisi comparativa: un confronto tra i Programmi della Coesione (FESR/FC) e i Piani nazionali di ripresa e resilienza (RRF) in ottica FNLC;
- Testing applicativo: una costruzione di Investment Action Matrices (IAM) per ogni tipo di investimento, una combinazione di indicatore di processo, di output e di risultato da usare come schema operativo per innescare i pagamenti FNLC.
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I RISULTATI
Gli indicatori comuni coprono la maggioranza delle operazioni. Il nodo è culturale
L'analisi ha prodotto risultati chiari e direttamente utilizzabili dalla Commissione e dagli Stati Membri:
• Le 43 categorie di indicatori comuni - selezionate a partire da un dataset di circa 42.000 voci - presentano frequenza, robustezza metodologica e coerenza sufficienti per essere usate come trigger di pagamento in un sistema FNLC;
• Le 43 categorie di indicatori comuni selezionate permettono di coprire la stragrande maggioranza delle operazioni finanziabili dalla politica di coesione;
• il sistema FESR/FC mostra una standardizzazione e comparabilità tra paesi che il RRF, con i suoi target negoziati Stato per Stato, strutturalmente non ha;
• le Investment Action Matrices costruite per cinque ambiti tematici (efficienza energetica, PMI, trasporti, istruzione/salute, sviluppo territoriale) offrono schemi operativi pronti all'uso per Autorità di Gestione e beneficiari;
• lo studio identifica anche i limiti e le condizioni per un'applicazione efficace: combinare sempre i tre livelli (processo, output, risultato), aggiornare le regole di aggregazione e di timing della misurazione, costruire meccanismi di verifica indipendente;
• Il vero nodo non è solo operativo, ma anche culturale: l'uso degli indicatori richiede una cultura amministrativa orientata al risultato piuttosto che alla conformità, più attenta alla programmazione che alla procedura.
Una base solida per la proposta regolamentare e il sistema di performance
Le proposte regolamentari sembrano aver recepito in misura significativa diversi elementi emersi o suggeriti dallo studio.
In primo luogo, un buon numero degli indicatori comuni della Commissione è stato integrato nella lista degli indicatori di performance previsti nella bozza di regolamento. In particolare, circa il 65% degli indicatori di output e il 40% degli indicatori di risultato inclusi nella proposta risultano identici o comunque molto simili a quelli comuni. Si tratta di un risultato rilevante, soprattutto considerando che l’ambito di applicazione dei nuovi piani di partenariato sarà significativamente più ampio rispetto a quello del FESR.
Infine, lo studio fornisce spunti operativi per l'individuazione dei traguardi qualitativi e quantitativi per i futuri Piani di partenariato, mettendo a disposizione di Commissione e Stati Membri un quadro di riferimento concreto per la fase di programmazione 2028–2034.













