February 16, 2026
Pubblica Amministrazione

PA locale, servizi digitali che cambiano i territori

Dati, decisioni trasparenti e servizi integrati: il ruolo delle piattaforme per una migliore spesa pubblica sul territorio

Vista aerea di un centro urbano con edifici disposti attorno a una piazza centrale ottagonale

Comuni, province, città metropolitane e regioni rappresentano il punto di contatto più diretto tra Stato e cittadini: qui si gestiscono servizi anagrafici, tributi, welfare locale, mobilità, scuola e ambiente. La trasformazione digitale nella PA locale è concreta e visibile: uno sportello online che funziona, il pagamento della TARI via app, un progetto PNRR che riqualifica il rapporto tra cittadini e amministrazione. La PA locale, però, opera con risorse limitate e strutture leggere, in un contesto frammentato e diversificato. Per questo le soluzioni di governance digitale pensate per essere scalabili, facili da adottare e adattabili a territori molto diversi, trasformano la complessità amministrativa in capacità di governo locale.

Innovazione digitale e governance territoriale

Gli enti locali sono il luogo dove la digitalizzazione produce effetti immediati sulla vita delle persone: dalla prenotazione di un certificato online al monitoraggio di un cantiere finanziato con fondi europei, dalla comunicazione di una scadenza fiscale alla consultazione pubblica su un piano urbanistico.

Eppure, i dati mostrano un divario ancora significativo. Secondo il Rapporto "Mappa dei Comuni digitali" 2025, pubblicato dal Dipartimento per la trasformazione digitale e ANCI, l'80% dei comuni eroga già servizi pubblici in modalità digitale, ma molti hanno digitalizzato solo il front-office, senza integrare i processi interni. Questo significa che il cittadino può avviare una pratica online, ma il back-office continua a lavorare manualmente, con inefficienze e rischi di errore.

La buona notizia è che gli investimenti del PNRR stanno accelerando la trasformazione: oltre il 90% dei comuni italiani ha avviato progetti di digitalizzazione negli ultimi tre anni, con risultati particolarmente positivi nell'adozione di piattaforme standardizzate come SPID/CIE, pagoPA e app IO. La sfida ora è consolidare questa infrastruttura digitale e renderla strumento ordinario di governance locale.

Dove la PA locale può fare la differenza

La PA locale opera in uno scenario caratterizzato da:

• frammentazione tecnologica e carenza di competenze digitali diffuse;

• pressione crescente per erogare servizi efficienti con risorse umane e finanziarie limitate;

• necessità di intercettare e gestire bandi complessi (PNRR, fondi europei, regionali) con personale spesso privo di strutture dedicate.

Nel periodo 2007 - 2023 il personale comunale italiano è crollato da 479.233 a 341.659 dipendenti, una perdita del 28,7% che corrisponde a 137.574 unità. Questo significa che oggi i comuni gestiscono servizi e investimenti pubblici (raddoppiati nel valore) con quasi un terzo di personale in meno. Non sorprende, quindi, che l'efficacia dell'azione locale sia sempre più legata alla capacità di governare dati, processi e competenze in modo integrato, senza disperdere energie in adempimenti ripetitivi.

Superare la frammentazione dei sistemi per governare servizi integrati

Uno dei nodi più critici per la PA locale riguarda la frammentazione dei sistemi informativi. Molti comuni gestiscono servizi su applicativi diversi che non comunicano tra loro: un sistema per l'anagrafe, uno per i tributi, uno per l'urbanistica, uno per i progetti finanziati. Il risultato è un labirinto.

Secondo il monitoraggio PNRR, il 90% dei comuni ha aderito alla Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND), l'infrastruttura che abilita l'interoperabilità tra banche dati pubbliche secondo il principio "once only". Ma l'adesione formale non basta: serve integrare concretamente i sistemi e formare il personale. È l’approccio che stiamo adottando con Civiqa, una piattaforma che consente agli enti locali di realizzare, in un unico ambiente, diagnosi dello stato di salute dell’organizzazione, l’analisi comparativa di diversi progetti e investimenti e la rendicontazione dei fondi.

Un esempio: dal bando alla rendicontazione

Un tipico esempio di gestione frammentata riguarda i bandi. Per finanziare progetti su scuola, mobilità, rigenerazione urbana o transizione energetica, i comuni devono navigare in un ecosistema complesso di bandi spesso stratificati e con requisiti stringenti. Per molti enti, soprattutto medio-piccoli, la fase più critica non è solo la candidatura, ma l'intera gestione del ciclo di vita del progetto: dalla rendicontazione ai controlli, fino alla liquidazione finale.

È il caso, paradigmatico, di un piccolo comune che, ad esempio, vince un bando per la riqualificazione energetica di un edificio pubblico. Durante la rendicontazione, deve recuperare documenti da fornitori diversi, verificare la conformità delle spese, caricare documenti su piattaforme regionali e nazionali, rispettare scadenze multiple. Senza strumenti digitali adeguati, il rischio di errori formali e ritardi è altissimo, con conseguenze sulle erogazioni.

In che modo la tecnologia può essere di aiuto? Strumenti come Sonar guidano le organizzazioni in tutto il percorso di rendicontazione passo dopo passo, attraverso workflow guidati, template precompilati, checklist di conformità e controlli automatici, che aiutano gestire tutti i passaggi richiesti dalle regole dei diversi bandi, a coordinare più uffici sulla stessa pratica e a tracciare spese, documenti giustificativi, milestone e indicatori per ogni progetto. La reportistica generata è pensata per essere riutilizzata con facilità nei rapporti verso ministeri, regioni e autorità di gestione, riducendo carico di lavoro e rischi di rilievi.

Misurare l'impatto locale delle politiche per comunicare valore

In aggiunta, anche alla PA locale viene richiesto sempre più spesso di rispondere a una domanda chiave: che effetti producono gli investimenti pubblici sul territorio?

Non si tratta solo di spendere le risorse, ma di dimostrare l'impatto delle politiche locali su economia, occupazione, redditi e sostenibilità. Questo vale in particolare per i programmi finanziati con fondi europei e nazionali, dove la valutazione ex ante ed ex post è diventata un requisito strutturale.

Un caso concreto è quello del comune di Vibo Valentia che per stimare l'impatto socioeconomico delle scelte di spesa comunale ha usato gli strumenti di analisi di Civiqa. Questo ha permesso di misurare in modo credibile la creazione di valore, distinguendo impatti diretti, indiretti e indotti, a supporto di decisioni basate su evidenze e del confronto tra diversi stakeholder.

Questo approccio abilita una governance della spesa pubblica più integrata, trasparente e guidata dalla creazione di valore per il territorio, consentendo il confronto tra scenari di spesa alternativi e una comunicazione più efficace con cittadini e stakeholder locali. La presentazione dei risultati attraverso grafici interattivi permette agli enti di pubblicare sui siti istituzionali informazioni chiare su progetti in corso, fondi utilizzati, risultati ottenuti e impatti stimati, contribuendo a rafforzare fiducia e partecipazione.

Competenze digitali come leva di accelerazione territoriale

La trasformazione digitale non può prescindere dalle persone. E anche qui, i dati aiutano a leggere il contesto. Solo il 41,3% degli italiani interagisce con gli enti pubblici attraverso Internet, rispetto al 54,3% della media UE. Meno della metà degli italiani tra 16 e 74 anni possiede competenze digitali di base secondo gli standard europei (45,7%), un valore inferiore alla media UE e distante dagli obiettivi della Digital Decade 2030.

Questo dato ha un riflesso diretto sulla PA locale: l'adozione di strumenti avanzati di governance, gestione fondi e valutazione delle politiche richiede competenze che vanno costruite e diffuse a partire dall'interno delle amministrazioni.

A titolo di esempio, software specializzati ma facilmente usabili, accompagnati da percorsi di formazione strutturati, permettono di gestire più fonti di finanziamento senza alzare il livello di stress nella struttura amministrativa, facilitano l'applicazione delle procedure in modo più efficiente, e alzano il livello di competenze ben oltre il gruppo ristretto di specialisti, rinforzando le skill digitali di dirigenti e funzionari a ogni livello.

Dai territori la trasformazione che si vede

I numeri mostrano che le sfide sono reali, ma indicano anche un margine di miglioramento enorme. Già molti casi d'eccellenza dimostrano che la trasformazione digitale locale è possibile, misurabile e produce risultati concreti, soprattutto quando accompagnata da un percorso di formazione.

Tra gli esempi più noti, Vibo Valentia (con la misurazione del footprint socio-economico della spesa comunale), Salerno (35 servizi completamente online), Milano (con il suo Digital Twin e progetti di mobilità intelligente), Bologna (rete Wi-Fi avanzata e open data), Brescia (gemello digitale per la trasformazione smart city) e Roma Capitale (oltre 650mila messaggi per pagamenti TARI via app IO con il 68% di riscossione entro scadenza)

È su questo terreno che la PA locale può rafforzare il proprio ruolo di protagonista della trasformazione digitale diffusa, rendendo i servizi più vicini ai cittadini e i territori più competitivi e resilienti.

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