January 26, 2026
Pubblica Amministrazione

Strategie e governance digitale: il ruolo chiave della PA centrale

Digitalizzazione come leva strategica di governo, non come adempimento tecnologico

Sala riunioni istituzionale, con un lungo tavolo e postazioni attrezzate per incontri decisionali e di governance

La PA centrale è il motore delle decisioni che orientano gli investimenti, lo sviluppo e le grandi transizioni del Paese. Ma opera in un contesto segnato da complessità normativa, ritardi attuativi e crescenti richieste di accountability. In questo scenario, la digitalizzazione della PA centrale non è un progetto IT, ma una leva di governance essenziale: serve a migliorare la qualità delle decisioni pubbliche, accelerare l’attuazione delle politiche e rendere misurabili i risultati.

Innovazione digitale e governance nazionale

Ministeri, agenzie nazionali e grandi enti pubblici sono il luogo in cui si definiscono le traiettorie strategiche del Paese: politiche fiscali e industriali, interventi sociali, transizione ecologica e digitale, utilizzo delle risorse europee e nazionali.

Eppure, la capacità di tradurre queste scelte in risultati concreti è spesso messa sotto pressione da fattori strutturali. I dati lo confermano. Secondo eGovernment Benchmark 2024, l’Italia resta sotto la media UE per qualità e maturità dei servizi pubblici digitali, in particolare sugli abilitatori chiave della governance digitale come interoperabilità e uso dei dati, con un punteggio di 62 rispetto la media europea di 74.

Questo divario non è solo tecnologico: ha effetti diretti sulla capacità della PA centrale di coordinare politiche complesse, monitorarne l’attuazione e renderne conto in modo tempestivo e affidabile a Parlamento, cittadini e istituzioni europee.

La buona notizia è che la trasformazione digitale ha grande potenziale di crescita come leva di governo, perché consente di integrare informazioni frammentate, rafforzare il coordinamento tra vari enti, supportare decisioni basate su evidenze e comunicare traguardi attraverso una narrazione semplice ed efficace.

Dove si inceppa la macchina pubblica?

La PA centrale opera oggi in uno scenario caratterizzato da:

• frammentazione delle fonti di finanziamento e moltiplicazione dei vincoli regolatori;

• crescente domanda di trasparenza e misurabilità delle politiche;

• pressione sui tempi di attuazione e di spesa, in particolare per i programmi europei.

Non sorprende, quindi, che l’efficacia dell’azione pubblica sia sempre più legata alla capacità di governare dati, processi e competenze in modo integrato.

Dall'analisi del contesto, emergono quattro aree di criticità e opportunità.

Superare "i silos" nella PA per governare politiche trasversali

Uno dei nodi più critici riguarda la frammentazione dei sistemi informativi. Le amministrazioni centrali gestiscono un patrimonio enorme di dati e procedure, spesso distribuiti su piattaforme che non comunicano, i cosiddetti silos.

Facciamo un esempio: un ministero deve ricostruire lo stato di avanzamento di una misura che coinvolge più direzioni e un’agenzia attuatrice: senza sistemi interoperabili, il dato viene ricostruito manualmente, con settimane di lavoro e margini di errore.

Il risultato è noto: frizioni operative tra amministrazioni, allungamento dei tempi  a causa di attività ripetute più volte, personale frustrato, difficoltà nel ricostruire una visione unitaria tra più direzioni generali o più enti e, di conseguenza, scarsa capacità di realizzare politiche coordinate.

Secondo il monitoraggio europeo l'interoperabilità dei sistemi e riuso dei dati è proprio uno dei principali talloni di Achille per l’Italia. Ma siamo ormai da anni entrati nella Application Programming Interface (API) economy: superare i silos nella PA è possibile puntando all’interoperabilità dei sistemi ed è fondamentale per allineare politiche, budget e risultati e per rendere la governance davvero “data-informed”.

Dalla spesa ai risultati: misurare l’impatto delle politiche

Alla PA centrale viene richiesto sempre più spesso di rispondere a una domanda chiave: che effetti producono le decisioni di spesa?

Non si tratta solo di spendere risorse, ma di dimostrare l’impatto delle politiche su crescita economica, occupazione, redditi, sostenibilità ambientale e coesione sociale. Questo vale in particolare per i programmi finanziati a livello europeo, dove la valutazione politiche pubbliche ex ante ed ex post è diventata un requisito strutturale.

Ad esempio: come si può valutare il rifinanziamento di una misura per incentivare l'’occupazione senza una valutazione strutturata ex post dei benefici sul territorio?

Anche per questo la tecnologia offre una risposta: l’uso di strumenti di analisi di impatto socioeconomico consente di stimare gli effetti delle politiche su PIL, gettito fiscale, occupazione e indicatori ESG, trasformando la valutazione delle politiche pubbliche da esercizio formale a supporto concreto alle decisioni.

Chiaramente, dashboard e strumenti di analisi devono essere coerenti con le metodologie e gli standard internazionali e con i requisiti regolatori: solo così direttori generali e team di valutazione possono disporre di informazioni autorevoli, affidabili, comparabili, spendibili per rafforzare l’accountability istituzionale.

Ridurre l’attrito amministrativo nella gestione dei fondi

La gestione dei fondi pubblici è uno degli ambiti in cui la complessità e la vischiosità amministrativa producono gli effetti più visibili.

I dati sul PNRR mostrano che, a fronte di risorse senza precedenti, una quota rilevante dei progetti procede con difficoltà. L’ammontare complessivo dei progetti avviati e in corso di realizzazione è di 162,8 miliardi, oltre 30 in meno della dotazione finanziaria complessiva. Sempre secondo i dati di Italia Domani, sono stati effettuati pagamenti per 77 miliardi di euro, il 47,3% del totale dei progetti.

Anche guardando alla nuova programmazione europea 2021–2027 si confermano i ritardi: al 31 agosto 2025, rispetto alle risorse complessivamente programmate nell’ambito dei Fondi Strutturali, risulta un avanzamento del 27,16% in termini di impegni e del 8,03% in termini di pagamenti.

Immaginiamo ad esempio che, durante una verifica, una struttura centrale debba ricostruire ex post il percorso autorizzativo e di controllo di un progetto, recuperando documenti e informazioni da sistemi diversi. La causa di questa lentezza non è solo la carenza di risorse, ma anche la molteplicità delle regole, la complessità dei controlli e l’elevato carico amministrativo richiesto alle strutture centrali.

In questo contesto, piattaforme digitali che supportano l’intero ciclo di vita dei fondi – dalla mappatura dei criteri alla rendicontazione – permettono di velocizzare i processi, ridurre il rischio di errori e migliorare la qualità dei controlli, con un evidente effetto sui tempi di liquidazione e di incasso.

Competenze e capitale umano come veicolo di accelerazione

La trasformazione digitale non può prescindere dalle persone. E anche qui, i dati aiutano a leggere il contesto e la tecnologia a migliorare le prestazioni.

Secondo le stime di Confartigianato, solo il 41,3% degli italiani interagisce con gli enti pubblici attraverso Internet, rispetto al 54,3% della media dell’Unione Europea. Un dato che si specchia con un altro, riportato nel Digital Decade Report 2025 della Commissione europea: in Italia meno della metà degli italiani tra 16 e 74 anni possiede competenze digitali di base secondo gli standard europei: appena il 45,7%, un valore inferiore alla media UE e distante dagli obiettivi della Digital Decade 2030. E, secondo lo stesso rapporto, siamo al 23° posto nell’Ue per l’offerta di servizi pubblici digitali alle imprese.

Questo dato ha un riflesso diretto sulla PA: l’adozione di strumenti avanzati di governance, analisi dei dati e valutazione delle politiche richiede competenze che vanno costruite e diffuse all’interno delle amministrazioni.

Proprio l’adozione di piattaforme, se accompagnata da percorsi di upskilling, è una opportunità essenziale per rendere la digitalizzazione una competenza strutturale della PA centrale.

A titolo di esempio, mettere a disposizione soluzioni software avanzate ma facilmente usabili, accompagnate da un training diffuso, abilita l’applicazione delle procedure in modo più efficiente, permette di gestire più fonti di finanziamento senza alzare il livello di stress nella struttura amministrativa, alzando, inoltre, il livello di competenze ben oltre il gruppo ristretto di specialisti, rinforzando le skill digitali di dirigenti e funzionari ad ogni livello.

Conclusione: dalla complessità alla capacità di governo

I numeri mostrano che le sfide sono reali, ma indentificano anche un enorme margine di miglioramento. Oggi esistono tecnologie, modelli e partner in grado di accompagnare le amministrazioni centrali in questo percorso, senza stravolgere l’organizzazione, ma valorizzando ciò che già esiste, affiancando tecnologie con percorsi di formazione. È su questo terreno che la PA centrale può rafforzare il proprio ruolo strategico e guidare con maggiore efficacia le trasformazioni del Paese.

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