May 5, 2026
Fondi Pubblici

Finanziamenti non collegati ai costi: la Commissione UE apre la strada

Uno studio su 204 programmi FESR: il 90% degli indicatori comuni può diventare condizione di pagamento

Immaginate di commissionare la ristrutturazione energetica di una scuola e pagare l'impresa non in base ai lavori fatti o ai materiali usati, ma solo quando la bolletta del gas segna almeno il 30% in meno rispetto all'anno precedente. Questa è la logica dei FNLC (finanziamenti non collegati ai costi): il contributo pubblico non rimborsa quello che hai speso, ma riconosce il risultato che hai ottenuto.

Fino a oggi questo criterio era più un'aspirazione che una pratica diffusa. Un recente studio commissionato dalla DG REGIO della Commissione Europea - suggerisce però che siamo più vicini di quanto si pensi. La ricerca è stata condotta da T33 — oggi parte del gruppo OpenEconomics — insieme a CSIL e Spatial Foresight e pubblicata nel settembre 2025.
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Cosa sono gli FNLC in sintesi?

Gli FNLC (financing not linked to costs o finanziamenti non collegati ai costi) sono una forma di contributo dell’Unione Europea in cui i pagamenti non rimborsano i costi sostenuti, ma dipendono dal raggiungimento di condizioni o risultati prestabiliti. Gli importi e le condizioni (target e milestones) vengono fissati ex ante e verificati solo in base alle performance, senza controllo delle singole fatture dei costi reali.
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43 indicatori pronti per i FNLC

Lo studio ha analizzato 204 programmi FESR e Fondo di Coesione 2021–2027, valutando tutti gli indicatori comuni usati dagli Stati Membri per misurare output e risultati. Dall'incrocio di frequenza, rilevanza e coerenza emerge un sottoinsieme di 43 indicatori comuni, sia di output sia di risultato, sufficientemente robusti, omogenei e ben documentati per essere usati come condizioni di pagamento in un sistema FNLC. Il sistema FESR/FC dispone già di una base metodologica solida: indicatori standardizzati, definiti per regolamento, applicabili in modo uniforme in tutti gli stati dell’Unione. È esattamente quello che manca all'RRF (Recovery and Resilience Facility), il cui sistema di milestones e target è negoziato su misura per ogni paese e non consente aggregazioni a livello europeo. Non a caso la Corte dei conti europea ha mosso critiche proprio alla scarsa comparabilità del monitoraggio del RRF. Lo studio commissionato dalla DG Regio dimostra che il 90% degli indicatori FESR/FC esaminati risponde già a quei rilievi, offrendo garanzie di robustezza e verificabilità che il sistema RRF non ha. Sul fronte della copertura, il numero di indicatori usati per programma varia da 13 (Lussemburgo) a 325 (Slovacchia), mentre l'Italia si posiziona nella fascia medio-alta a 94 indicatori per programma.

Come funziona in pratica: due esempi

Lo studio non si ferma alla teoria. Per ogni tipo di intervento costruisce una mappa operativa chiamata Investment Action Matrix che indica quale indicatore usare in ciascuna fase: quando il progetto è avviato, quando l'intervento è completato, e quando il risultato è misurabile. Il pagamento scatta solo all'ultima casella.

Due esempi concreti:

• Efficienza energetica negli edifici pubblici (32 miliardi di euro allocati a livello europeo sotto l'obiettivo specifico sull'efficienza energetica nel ciclo 2021-2027): si parte dall'approvazione del progetto, si conta il numero di edifici ristrutturati, e si misura la riduzione effettiva dei consumi energetici. Il pagamento scatta solo quando il contatore segna meno. Il punto critico è il tempo: quanto si aspetta prima di misurare il risparmio? Questa regola va scritta prima dell'intervento, non dopo.

• Supporto alle PMI e creazione di lavoro (37 miliardi di euro allocati a livello europeo sotto l'obiettivo specifico della crescita e competitività delle PMI nel ciclo 2021-2027): l'output è il numero di imprese finanziate, il risultato sono i posti di lavoro creati e le innovazioni introdotte. La difficoltà è che "imprese finanziate" è un indicatore molto generico: finanziare una microimpresa artigiana o una start-up tecnologica sono cose radicalmente diverse, ma entrambe finiscono nello stesso contatore. Fissare un valore di pagamento stabile ed equo diventa complicato.
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Cosa manca ancora

Se gli strumenti ci sono, perché gli indicatori della Coesione non vengono ancora usati per gli FNLC? Lo studio identifica tre ostacoli concreti.

Il primo è la troppa eterogeneità: lo stesso indicatore copre interventi molto diversi tra loro, e fissare un valore di pagamento equo e comparabile diventa quasi impossibile. Il secondo è la complessità della misurazione dei risultati: tracciare gli effetti a medio termine richiede sistemi di raccolta dati post-intervento e verifiche indipendenti che molte Autorità di Gestione non hanno ancora. Il terzo è un problema di scala: alcuni indicatori misurano aggregati — come "imprese supportate" — che non si prestano a essere scomposti fino al singolo beneficiario, rendendo difficile applicare la logica FNLC fino in fondo alla catena.

La soluzione indicata dallo studio è combinare sempre i tre livelli - processo, output, risultato - per distribuire il rischio tra tutti gli attori coinvolti, anziché scaricarlo su uno solo.
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Cosa si può fare nella programmazione 2021 – 2027?

L'Italia ha una base solida, ma deve fare tre mosse concrete: primo, usare la mole di dati già prodotta dal PNRR e dalla Politica di Coesione su scuole e ospedali come punto di partenza per schemi FNLC sull'efficienza energetica; secondo, anche in questa fase finale della programmazione 2021 - 2027, testare e sperimentare l'utilizzo degli FNLC. Le autorità di gestione potrebbero utilizzare gli indicatori comuni già come target e milestone nei Programmi regionali o nazionali anche per accelerare della spesa; terzo, investire sulle capacità amministrative e sulla governance dei dati, perché il problema non è avere gli indicatori, ma raccoglierli, verificarli e collegarli ai pagamenti in tempo utile.
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Una ricerca che viene dall'interno

Questo studio è nato dall'esperienza di T33, oggi parte del gruppo OpenEconomics, accumulata in anni di valutazione e monitoraggio delle politiche di coesione europee. Non è un'analisi fatta dall'esterno del sistema: è il risultato di un lavoro quotidiano a contatto con programmi, dati e Autorità di Gestione in tutta Europa.

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